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	<title>Aernova</title>
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	<description>sistemi di controllo del fumo e del calore</description>
	<lastBuildDate>Mon, 19 May 2025 13:24:04 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Aernova</title>
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		<title>SOSTEGNO ALLE MPI ARTIGIANE PER INVESTIMENTI IN AMMODERNAMENTO TECNOLOGICO E CREAZIONE DI NUOVE UNITÀ PRODUTTIVE</title>
		<link>https://www.aernova.eu/sostegno-alle-mpi-artigiane-per-investimenti-in-ammodernamento-tecnologico-e-creazione-di-nuove-unita-produttive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin-marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2025 13:04:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bandi]]></category>
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		<title>Le parole dello Smoke Management: sicurezza, fumo e aria</title>
		<link>https://www.aernova.eu/le-parole-dello-smoke-management-sicurezza-fumo-e-aria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Antonucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 11:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discussioni Tecniche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un viaggio nelle parole dello Smoke Management può rivelarsi sorprendentemente ricco di significati. Ecco perché è utile partire proprio da lì: da tre parole chiave che, pur essendo parte del nostro vocabolario da sempre, meritano uno sguardo più attento.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Un viaggio nelle parole dello Smoke Management può rivelarsi sorprendentemente ricco di significati. Ecco perché è utile partire proprio da lì: da tre parole chiave che, pur essendo parte del nostro vocabolario da sempre, meritano uno sguardo più attento.</p>
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		<title>Sistemi di controllo e gestione del fumo: quale entra in gioco per primo?</title>
		<link>https://www.aernova.eu/sistemi-di-controllo-e-gestione-del-fumo-quale-entra-in-gioco-per-primo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Antonucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2023 13:12:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discussioni Tecniche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I sistemi di controllo del fumo sono uno dei sistemi più complicati e spesso fraintesi all'interno di una struttura, per una serie di ragioni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">I sistemi di controllo del fumo sono uno dei sistemi più complicati e spesso fraintesi all&#8217;interno di una struttura, per una serie di ragioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi ultimi anni la continua evoluzione normativa, insieme alla costante presa di consapevolezza dell’importanza di questi sistemi, ha portato ad un’accelerazione esponenziale del volume di informazioni espresse sul controllo del fumo e sulla gestione del fumo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa velocità ha creato anche molta confusione in materia e, con questo articolo, voglio provare a fare un po’ di chiarezza in merito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi occupo di questa tematica da oltre venti anni. Un periodo in cui ho acquisito una visione trasversale sulla materia grazie ai molteplici ruoli che ricopro, i quali mi consentono di vedere il modo in cui tutti gli attori della filiera sono coinvolti. Una visione che voglio donarti attraverso alcuni spunti di riflessione frutto della mia esperienza. Oltre all’ormai nota problematica del fumo prodotto da un incendio è bene introdurre un aspetto fondamentale: il tempo. Il tempo di osservazione è la chiave per definire cosa sia un sistema di controllo o un sistema di gestione del fumo. Il fumo si comporta secondo le leggi della fisica, non sa come lo stiamo trattando e quando lo stiamo studiando. Riprendendo le parole di un caro amico in forze presso i Vigili del Fuoco: «il fumo non si muove secondo decreto».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per questo il tempo d’azione fa la differenza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La legislazione italiana definisce “evacuazione” (o livello di prestazione III secondo il codice) se stiamo lavorando nel tempo di Esodo, cioè nelle fasi iniziali dell’incendio. Viene definito invece “smaltimento” (ovvero livello II) se siamo nelle fasi successive. In quest’ultimo caso non abbiamo più interesse nel fare un controllo puntuale, ma ci dobbiamo adoperare per la gestione del prodotto della combustione e delle temperature. È importante sottolineare che c’è una grande differenza tra un vero sistema di controllo del fumo e un sistema di gestione post-incendio. Sono due mondi completamente diversi, in cui l’essere vivente necessita di risorse primarie differenti per vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Volendo utilizzare un&#8217;analogia per capire le necessità di sopravvivenza, potremmo paragonarli a due animali: un pesce e un gatto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modo in cui la stessa risorsa, nel nostro esempio l’acqua, viene utilizzata da entrambi è l’equivalente di come un sistema di controllo e un sistema di gestione possono essere utilizzati dagli esseri umani. Sia il pesce che il gatto hanno bisogno di acqua per sopravvivere. Tuttavia un pesce usa l&#8217;acqua come mezzo con cui sopravvivere, mentre un gatto usa l’acqua come combustibile per vivere la sua vita e le sue attività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analogamente, un sistema di controllo del fumo interviene sul fumo per aumentare i tempi di uscita in modo che gli occupanti possano allontanarsi in totale sicurezza. Al contrario, i sistemi di gestione del fumo vengono utilizzati durante gli eventi post-incendio per rimuovere il fumo da una struttura e/o impedire al fumo di entrare in un&#8217;area specifica di una struttura durante l&#8217;evacuazione generale. Oltre ad essere un supporto fondamentale per le squadre di intervento che devono agire nel contenimento e nell’estinzione dell’incendio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal momento che questo articolo non intende essere una lezione completa su questi due diversi sistemi, ma un’esposizione il più possibile comprensibile a tutti, continuerò discutendo solo di concetti generali, rimandando gli specifici approfondimenti agli altri articoli presenti sul sito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intento qui è quello di fornire una struttura attorno alla quale possano aver luogo maggiori dettagli e ulteriori conversazioni. Sentiti libero di contattarmi se dovessi essere nelle condizioni di approfondire l’argomento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allontaniamoci ora dagli esempi con il mondo animale ed entriamo in modo tecnico nelle tematiche.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sistemi di controllo del fumo: definizione, procedimenti e obiettivi</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un sistema di controllo del fumo può essere definito come un sistema elettromeccanico ingegnerizzato che utilizza ventilatori, condotte e serrande meccaniche coordinate da un sistema di controllo e da un impianto di alimentazione per produrre differenze di pressione tra le barriere del fumo che inibiscono o facilitano la veicolazione del fumo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un sistema di controllo del fumo viene utilizzato per raggiungere uno o più dei seguenti obiettivi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>limitare gli effetti dell’incendio;</li>



<li>garantire la stabilità delle strutture portanti per un periodo di tempo determinato;</li>



<li>limitare la produzione e la propagazione di un incendio all’interno dell’edificio;</li>



<li>limitare la propagazione di un incendio ad attività contigue;</li>



<li>garantire la possibilità che gli occupanti lascino l’edificio autonomamente o che gli stessi siano soccorsi in altro modo;</li>



<li>garantire la possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza;</li>



<li>garantire la continuità di esercizio per le opere strategiche;</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il controllo del fumo diventa quindi una pratica fondamentale per una serie di altri obiettivi, ovvero:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Raccogliere ed espellere il fumo all’esterno</li>



<li>Contrastare il suo movimento per creare zone di accesso libere da fumo</li>



<li>Contenere il fumo e il calore creando condizioni che impediscono che il fumo e il calore si propaghino in compartimenti adiacenti</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Per raggiungere questi obiettivi è fondamentale in una prima fase definire l’incendio, la quantità di fumo, temperature, velocità di propagazione e percorsi possibili, per poi definire l’obiettivo e scegliere la soluzione aeraulica che consente di raggiungerlo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sistemi di gestione del fumo: definizione, procedimenti e obiettivi</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un sistema di gestione del fumo può essere definito come un sistema meccanico ingegnerizzato che, in base allo scopo previsto, utilizza le medesime soluzioni impiantistiche e altri metodi per rimuovere il fumo da una struttura in condizioni post incendio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un sistema di gestione del fumo viene utilizzato per raggiungere uno o più dei seguenti obiettivi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Ventilazione per la rimozione del fumo negli spazi confinati;</li>



<li>Spostamento di fumo nei tunnel, nelle autorimesse e nei parcheggi;</li>



<li>Creare ventilatori di pressurizzazione nei vani scala e/o nei vani ascensore</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Comprendere il processo di progettazione e installazione di controllo può non essere facile e di immediata comprensione, rappresenta una sfida in ogni fase del progetto e deve entrare in valutazione già dalla prime fasi dell’opera intellettuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi sistemi sono generalmente codificati in base al tipo di occupazione, ai metodi di costruzione architettonica, ai carichi di occupazione e a una varietà di altri fattori. Poiché nessuna singola entità o attività commerciale è l&#8217;unica responsabile dell&#8217;intera soluzione, l&#8217;interdipendenza tra tutte le attività professionali di ingegneria e installazione è fondamentale per un progetto di successo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Come progettare sistemi SEFFC: l’importanza del lavoro di squadra</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti gli attori coinvolti devono concorrere al raggiungimento del medesimo obiettivo. Quando ci sono più figure coinvolte, però, la prima difficoltà viene rappresentata dallo scambio di informazioni e dalla consapevolezza del problema. Il grafico sottostante è un&#8217;illustrazione delle singole discipline necessarie per un sistema di controllo del fumo correttamente progettato e installato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" src="https://alessandrotemperini.com/wp-content/uploads/2023/07/schema.jpg" alt="" class="wp-image-50166"/></figure>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">I sistemi di gestione del fumo coinvolgeranno molte delle stesse persone, ma con un grado minore di coinvolgimento durante la progettazione, l&#8217;installazione e il collaudo. In ogni caso, per questi sistemi non cambiano in alcun modo le caratteristiche comportamentali dei componenti che ne fanno parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto inizia con la progettazione degli edifici da parte degli architetti: la struttura deve essere progettata per la sicurezza e per un&#8217;uscita adeguata in caso di emergenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Definita la forma, le dimensioni ei materiali della struttura, si progettano gli impianti meccanici, elettrici e di sicurezza per la vita. In questa fase vengono compiuti sforzi coordinati per sviluppare un ambito di lavoro e specifiche che descrivano con grande dettaglio i criteri di prestazione dei sistemi insieme ai materiali da utilizzare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A completare il processo ci sono l&#8217;ingegnere antincendio e l&#8217;autorità competente. Entrambe le parti devono garantire che vengano applicati progetti ingegneristici adeguati, che i codici vengano rispettati e che gli appaltatori che eseguono il lavoro forniscano la soluzione adeguata come specificato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;installazione, o la fase di esecuzione del sistema, viene eseguita da diverse professionalità in sequenza, o contemporaneamente durante la costruzione dei progetti. Il coordinamento tra le parti è fondamentale per il completamento tempestivo di questi complicati sistemi. Ancora più importante è la comunicazione che avviene tra i project manager di ogni professionalità coinvolta e le squadre che eseguono il lavoro fisico. Nelle fasi iniziali del progetto gli incontri interfunzionali sono meno frequenti, ma lo diventano sempre di più verso la fine del progetto, quando hanno luogo il collaudo finale e la messa in servizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È fondamentale organizzare riunioni specifiche in ogni fase principale del progetto, così da mantenere tutte le professionalità coordinate tra loro. Questi momenti di controllo assicurano che tutti si stiano muovendo nella giusta direzione e abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno per completare gli scopi del progetto nelle tempistiche prefissate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto, sono sicuro che questa panoramica generale sui sistemi di controllo e gestione del fumo ti abbia fornito i dettagli per acquisire una visione olistica delle responsabilità delle varie parti in causa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei prossimi articoli approfondirò questo ampio argomento aiutandoti a prendere decisioni più informate per i prodotti e i servizi occorrenti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un approccio umanistico allo Smokemanagement</title>
		<link>https://www.aernova.eu/un-approccio-umanistico-allo-smokemanagement/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Antonucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2023 08:42:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discussioni Tecniche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’approccio umanistico allo smoke management, da buona prassi a differenziale competitivo. I frequentatori di questo blog ormai lo sanno. Mi piace avere un rapporto diretto con il lettore, cercando di umanizzare un argomento che spesso viene ritenuto troppo tecnico e freddo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’approccio umanistico allo smoke management, da buona prassi a differenziale competitivo</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">I frequentatori di questo blog ormai lo sanno. Mi piace avere un rapporto diretto con il lettore, cercando di umanizzare un argomento che spesso viene ritenuto troppo tecnico e freddo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, ancora una volta, introduco l’argomento di questo post con una domanda diretta a te che sei davanti allo schermo: hai mai sentito parlare del “butterfly effect”? No, non mi riferisco al film di fantascienza dallo stesso titolo, ma a quella teoria secondo cui il semplice battito d’ali di una farfalla in una parte del mondo può provocare uno spostamento d’aria che innesca una serie di spostamenti d’aria sempre più grandi, apparentemente scollegati tra loro, fino ad arrivare alla creazione di un uragano dall’altra parte della terra. Esagerata come teoria secondo te? Forse…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente è un po’ iperbolica, ma nella sua semplicità aiuta a comprendere come, chi lavora come me, come noi, con sistemi antincendio, dovrebbe essere capace di prevedere effetti molto più a lungo raggio, per evitare appunto che il battito d’ali diventi uragano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Do per scontato che tu sappia cosa si intende per legge con “sistema antincendio”, quindi non voglio perdere tempo spiegando una cosa a disposizione di tutti. Facendo qualche ricerca online o visitando altre pagine di questo blog, si possono trovare tutte le normative, i decreti ministeriali e quant’altro vigente, spiegati passo passo o commentati in alcuni case history.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questa ragione oggi ti propongo di fare un passo in più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi propongo uno scarto di lato, investendo il tuo tempo per donarti degli spunti per evolverti. Per permetterti di avere una visione più olistica e dall’alto sul nostro mestiere. Un qualcosa che sappia coniugare funzionalità e approccio umanistico, quasi empatico, verso i sistemi di controllo del fumo e del calore, e forse, forse per tutti i sistemi antincendio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, la funzionalità. Per raggiungerla non sempre basta rispettare le normative, anzi… Spesso ciò ci porta dritti verso vicoli ciechi. Perché se installo un impianto che è perfetto, funzionale e risponde a tutte le normative. Poi installo un impianto di spegnimento che allo stesso modo rispetta le normative e li metto insieme, questi insieme non funzionano. Ho fatto il giurista e rispettato tutti i dettami normativi, ma non ho salvato le vite umane o ho aggravato il rischio illudendomi di averlo mitigato?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco che per raggiungere la funzionalità fare il compitino non basta. Serve altro. Serve considerare tutte le caratteristiche tecniche dell’edificio, della zona, ma anche sapersi mettere nei panni di chi andrà a ricoprire i diversi ruoli nella filiera del sistema antincendio. Ecco perché ho parlato di approccio umanistico empatico!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì perché è vero che metto il sistema per salvare vite umane</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Ma anche per rispondere a un’esigenza del cliente;</li>



<li>Che è un’esigenza burocratica e formale del professionista antincendio;</li>



<li>Che è esigenza dimensionale del tecnico qualificato;</li>



<li>Ed esigenza dell’impresa che lo rende attivo questo sistema;</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">E poi ancora:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Che è un’esigenza dell’ufficio acquisti che magari deve tentare di risparmiare sul prezzo ove possibile;</li>



<li>Che è anche un’esigenza dell’installatore, perchè ad esempio portare sulle spalle un pezzo a 190kg in centro a Firenze come a Milano o Roma, in ZTL senza gru, rende il lavoro più difficoltoso;</li>



<li>È un’esigenza del collaudatore che deve vedere che il sistema funziona;</li>



<li> Ed è un’esigenza del manutentore che se lo deve mettere in pancia per fare tutte le operazioni che lo mantengono funzionale ed efficiente nel tempo, per poi ritornare alle esigenze del cliente per le successive certificazioni.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Perché in ultima istanza, quando vai a controllare i documenti in ognuno di questi passaggi, le carte sono sempre tutte a posto, ma c’è differenza tra rispettare la norma e l’effettivo funzionamento del sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“A che pro?” mi dirai. Quello di rendere non solo i nostri progetti più sicuri, ma anche di migliorare le nostre abitudini e cognizioni sulla professione, magari instaurando circoli virtuosi che ci facciano riconoscere come azienda capace di fare quello “scarto di lato” rispetto alla concorrenza a cui accennavo poco fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando i miei clienti consigliano Aernova mi emoziono, non solo perché è sempre bene essere felici di fare il proprio lavoro o per meri motivi economici, ma perché capisco che queste buone pratiche danno un ritorno d’immagine all’azienda tutta in quanto capaci di fare quel miglio in più che in molti non vogliono o non possono fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per concludere, torno sul butterfly effect, nome bellissimo per altro, capace di mostrarci come una piccola variazione a monte, si ripercuote su tutta la filiera. Perché quindi non lavorare tenendo conto delle esigenze di tutti? Guardiamo oltre il nostro naso! Cerchiamo di facilitare non solo il nostro lavoro, ma anche quello degli altri e senza essere dei giuristi e burocrati! Facciamo in modo che la nostra percezione olistica sul sistema antincendio sia il valore aggiunto che proponiamo!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questo è il nostro approccio umanistico alla progettazione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Che ne pensi? Se hai trovato questo articolo interessante seguici sui nostri canali social per rimanere sempre aggiornato sulle novità del mondo dello Smoke Management.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Due secoli di smoke management: come è cambiata questa professione</title>
		<link>https://www.aernova.eu/due-secoli-di-smoke-management-come-e-cambiata-questa-professione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Antonucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Mar 2023 08:24:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discussioni Tecniche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia dello smoke management non è sempre trattata dagli esperti di questa materia e questo è un male. Studiandola si scoprirebbe non solo il lato tecnico della questione, ma anche quello delle competenze e del mindset che servono per attuarlo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La storia dello smoke management non è sempre trattata dagli esperti di questa materia e questo è un male. Studiandola si scoprirebbe non solo il lato tecnico della questione, ma anche quello delle competenze e del mindset che servono per attuarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi vedremo insieme questi cenni storici, a quali normative si fa riferimento e soprattutto come è cambiata la percezione della tematica Smoke Management nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parto da quella che fra me e me ho ribattezzato “analogia del commercialista”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Niente paura, non intendo parlarne male, anzi…tutt’altro!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella del commercialista è una figura emblematica: da sempre percepita come “freddo burocrate che sa far di conto” in realtà, a ben vedere, può anche essere un prezioso alleato se utilizzato in sinergia con quelli che sono i nostri obiettivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ecco che allora mi sono sentito molto commercialista, nel senso che anche io in quanto esperto di Smoke Management posso scegliere se rispettare ciecamente dei dettami di legge, oppure se fare in modo che questa mi venga in aiuto nell’espletare il mio lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È con questo cambio di prospettiva che ti chiedo di approcciarti a quanto sto per dire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di una storia che sembra mi faccia prendere la deriva… ma poi… poi torno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immagina la scena: Vienna, fine ‘800.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al Wiener Staatsoper si sta per svolgere la replica del Don Giovanni di Mozart di fronte ad un pubblico da tutto esaurito: 2.260 posti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il magnifico teatro è realizzato completamente in legno, sontuosi drappeggi rivestono le pareti ed il sipario, mentre l’unica illuminazione possibile è quella delle centinaia di candele presenti. Riesci ad immaginare i suoni, le luci, l’atmosfera e l’energia…magico vero?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bene, fotografiamolo ora con un occhio meno poetico e più ingegneristico: un pericolo considerevole non trovi? Tutto materiale infiammabile capace di trasformare il teatro in una gigantesca palla di fuoco in ogni momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa situazione ha rappresentato, già due secoli fa, una delle prime grandi sfide dello smoke management.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esempio proposto non è casuale, ed ecco che torno sul tema, in quanto il primo approccio conosciuto a questa disciplina risale al 1881 quando, a seguito di un gravissimo incendio in un altro teatro di Vienna, la società degli ingegneri austriaca decise di condurre studi approfonditi e prove in scala ridotta per poter determinare il comportamento del fumo e capire quali metodi utilizzare per controllarlo, proteggendo al contempo gli occupanti degli edifici più a rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato di tali studi furono i primi cupolini, cioè aperture naturali destinate all’evacuazione dei fumi prodotti dall’incendio al fine di permettere agli occupanti di allontanarsi in sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio agli albori, quando iniziai in questo settore, circa venti anni fa, sono partito da un sistema di EFC fatto sostanzialmente da cupolini e finestre che mettevamo nei capannoni.<br>Questi permettevano all&#8217;occupante di scappare, cioè di esodare, e dava modo ai vigili del fuoco di avvicinarsi all’incendio purché non ci fosse il crash della struttura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo era l’approccio professionale con cui io sono nato e con cui ho vissuto per tanti anni: l’evacuatore di fumo era ciò che sistematicamente si andava a mettere in magazzino, cioè dove c&#8217;era un elevato carico di incendio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pian piano, negli anni, la normativa si è evoluta (su questo argomento ho anche realizzato un video specifico nel mio canale YouTube che ti invito a guardare) fino a diventare una risposta alle nostre esigenze. Esatto, non più insegnamento o limite, ma qualcosa a cui interessarci per risolvere dei problemi. L’avevi mai considerata così?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima versione della normativa risale agli anni ‘60 e venne redatta dal corpo dei vigili del fuoco. Questa normativa si basava su ciò che i vigili vedevano al momento dell’intervento, cioè dopo circa 20 minuti dall’origine dell’incendio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E tutto quello che succedeva prima? Che conoscenza avevamo in quei primi anni ‘60 di quei primi 20 minuti iniziali dell’incendio?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa realtà oggi giorno è cambiata in modo incredibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ormai abbiamo videocamere ovunque per vedere cosa accade, basti pensare a grandi incendi che si sono presentati nella storia, dalle Twin Tower al grattacielo di Dubai, fino ad altre realtà dove le videocamere ci hanno raccontano istante per istante l’evoluzione dell’incendio in ogni sua fase, come purtroppo abbiamo assistito di recente anche nei grattacieli di Milano e Torino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non abbiamo più solo l’esperienza diretta &#8211; permettimi di dire senza offesa ma anzi con affetto &#8211; del pompiere che interveniva, ma abbiamo anche la possibilità di avere valutazioni addirittura predittive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se parliamo di Ingegneria della sicurezza antincendio abbiamo un qualcosa di predittivo sul comportamento anche di quei primi 20 minuti che, in sostanza, ci fa conoscere la parte che più coinvolge gli occupanti in diretto pericolo durante le fasi di esodo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscendoli abbiamo capito che non sono solo le fiamme che ci devono spaventare, anzi, è più il fumo. Ecco che allora, mentre prima parlavamo, ante ‘98, di EFC, oggi siamo qua a parlare di smoke management, non di “Problema del fuoco” o di “problema dell’incendio”, ma gestione del fumo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E scopriamo che il Fumo non è “fumo” punto e basta, ma ha tante sfaccettature, comportamenti e situazioni che di volta in volta diventano differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dato che personalmente vengo dal mondo della ricerca lavorando in collaborazione con università e Laboratori europei, in tanti mi chiedono: Qual è il miglior impianto di gestione del fumo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispondere in maniera univoca è come decretare quale sia la migliore automobile. Certamente Ferrari e Lamborghini sono belle auto, ma assolutamente non adatte per andare a sciare con la famiglia. La risposta univoca non c’è per l’auto, così come per l’impianto spk per un motivo: questa dipende dalle condizioni di contorno al mio specifico caso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questi elementi iniziamo a capire che quell’EFC che io, in modo un po’ nostalgico, un po’ provocatorio, ho menzionato ad inizio discorso, diventa riduttivo perché, conoscendo più approfonditamente l’incendio (come si sviluppa, come si comporta, come si rappresenta, come si quantifica) abbiamo veramente tantissime variabili a cui fare fronte.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come dicevo, ormai tutti sappiamo che il fumo è fatto da aerosol, che è fatto da liquidi, ma sappiamo come il fumo influisce sull’esodo in base alle sue caratteristiche? Sappiamo se ci sono inquinanti che fanno crollare la velocità di esodo? Ci chiediamo quale sia il contributo degli irritanti (oltre che della shud density)? Il materiale che brucia produce sostanze tossiche?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più entriamo nell’argomento e più la cosa si complica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora non è più l’EFC che installo nel magazzino con tanto carico di incendio che avevo all’inizio, è una gestione della sicurezza delle persone, gestione dell&#8217;esodo, grazie al decreto controlli appena recepito si inizia a parlare di gestione della manutenzione, quindi non si può più ignorare la gestione dello fumo, o appunto smoke management.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi ecco ancora una volta che è ancora più importante capire che questo smoke management non è limitato a “faccio un impianto ed ho risolto il problema”, è tutt’altro!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il posizionamento dell’evacuatore di fumo e calore va considerato, perché in un capannone industriale alto 12 metri la saturazione del fumo sarà più lenta che in un corridoio di albergo alto 2,7 metri (o meno) dove è quasi istantanea.<br>Senza un sistema di corretta gestione del fumo stiamo relegando le persone a non riuscire ad effettuare l’esodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo smetterla di pensare solo ed esclusivamente in termini geometrici ma dobbiamo iniziare a pensare in termini che il fuoco “è lui”, non è come noi lo rappresentiamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se vogliamo fare una corretta strategia dell’incendio, la prima cosa non è applicare a testa bassa la norma UNI 9494 parte 1 parte 2 o parte 3, perché le norme ci parlano di tanti sistemi, tutti diversi ed ognuno utile per un certo obiettivo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque, riprendendo il tema principe, dobbiamo iniziare a capire che noi professionisti, con l’ausilio dei VVF, dobbiamo studiare l’incendio, i suoi problemi ed ecco che allora troviamo le giuste soluzioni, che non necessariamente sono quelle più costose, ma sicuramente devono essere efficaci. Un approccio totalmente diverso da quello usato in passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste la tecnologia perfetta, esiste quello che noi dobbiamo studiare della tecnologia adatta al singolo caso, non dimenticandoci che il fuoco è una cosa complessa e quindi anche la soluzione della cosa complessa è a sua volta complessa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo pure schematizzare, ma non abbiamo più la possibilità di progettare come si faceva vent’anni fa, col pilota automatico della normativa antincendio a dirci ce l’ho, ce l’ho, manca… allora in questo caso basta fare quello che manca e sono apposto!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vent’anni fa un’attività era sicura quando era a norma, ma questo concetto con il codice è cambiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi l’attività non è sicura quando è a norma, ma quando garantisce il sicuro esodo degli occupanti e al contempo fa raggiungere gli obiettivi, non solo per quanto riguarda il soccorso, ma anche di compartimentazione dell’incendio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per fare questo la cosa si complica un po&#8217; di più: devo iniziare a conoscere l’incendio, devo conoscere tutte le variabili che esso comporta e per affrontarle ho a disposizione tanti metodi completamente diversi l’uno dall’altro (quindi non solo il vecchio caro EFC).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capisco perfettamente che quantificare questi metodi non sia sempre semplice. Oggi il codice ci dà una soluzione precotta che io chiamo “Quattro salti in padella”: fa ottenere un risultato discreto, rapidamente e con poco sforzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma per preparare una bella cena o un bel pranzo è meglio mettersi lì a tirare la sfoglia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo costa fatica, ma, oltre che essere buona, alla fine dei conti è costata sicuramente meno, e si adatta meglio alle specifiche esigenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso modo posso spingermi oltre e cucirmi una soluzione di smoke management su misura anche con uno studio FSE in cui investirò più soldi per la progettazione, ma in termini di opere di adeguamento saranno soluzioni molto più efficaci perché sono dimensionate ad hoc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo per dire che la progettazione che dobbiamo fare è un’opera intellettuale che deve essere ben bilanciata alla risoluzione del problema, non una semplice risposta alla norma, né un sistema gigantesco (spesso non necessario o da ridurre).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comprendi bene che il sistema sprinkler, il sistema dimensionato con la FSE, l’evacuatore di fumo, la rivelazione incendi… non sono l’obolo da pagare ai vigili del fuoco. Sono i sistemi che fanno la differenza tra la vita e la morte, e che, come tutti i sistemi, devono passare attraverso una cultura che si è evoluta molto nel tempo, all’incirca da quei teatri viennesi che accennavo in apertura fino ad oggi, dandoci maggiore libertà nella progettazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vogliamo avvalerci di queste libertà?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora conosciamo l’incendio e calcoliamone correttamente la quantità di fumo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Concediamoci queste libertà, magari non sull’esodo ma sullo SMOKE MANAGEMENT che, come abbiamo visto, è un’evoluzione normativa che cambia a causa di una complicazione nel processo, ma ci mette parzialmente nella condizione di fare le cose davvero bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo blog post è in parte un forte sfogo personale, perché vivo queste cose con grande passione e coinvolgimento emotivo, ma sono certo condividerai quanto sostenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In fondo non dobbiamo mai dimenticare che col nostro lavoro stiamo salvando vite umane.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A presto con altri blog post come questo!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aernova.eu/due-secoli-di-smoke-management-come-e-cambiata-questa-professione/">Due secoli di smoke management: come è cambiata questa professione</a> proviene da <a href="https://www.aernova.eu">Aernova</a>.</p>
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		<title>Dal 1 marzo 2023 entrano in vigore i nuovi moduli VVF della prevenzione incendi, cosa cambia?</title>
		<link>https://www.aernova.eu/dal-1-marzo-2023-entrano-in-vigore-i-nuovi-moduli-vvf-della-prevenzione-incendi-cosa-cambia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Antonucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 16:05:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Norme e Decreti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aernova.eu/?p=51752</guid>

					<description><![CDATA[<p>All’apparenza non molto, ma non è proprio così. I nuovi modelli, già disponibili, dovranno essere adottati obbligatoriamente dal 1 marzo 2023.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">All’apparenza non molto, ma non è proprio così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A livello normativo, il 19 gennaio viene emanato il decreto direttoriale N.1 dove, nell&#8217;allegato nr. 5 prot. 739, la Direzione Centrale per la Prevenzione e Sicurezza Tecnica dei VVF ha modificato 6 modelli PIN:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>PIN 1-2023 Valutazione Progetto</li>



<li>PIN 2-2023 S.C.I.A.</li>



<li>PIN 2.2-2023 &#8211; Cert. REI</li>



<li>PIN 3-2023 Rinnovo periodico</li>



<li>PIN 4-2023 Deroga</li>



<li>PIN 5-2023 Richiesta N.O.F.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">I nuovi modelli, già scaricabili sul sito AerNova <a href="https://www.aernova.eu/modulistica-vvf/"><strong>nella sezione &#8220;Risorse&#8221;</strong></a>, dovranno essere adottati obbligatoriamente dal 1 marzo 2023. Anche i portali web dei SUAP sono stati modificati ed allineati ai nuovi modelli PIN, dei quali vi illustro le principali modifiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato inserito un riquadro di spunta nella sezione “distinta di versamento” per dichiarare se il progetto, la SCIA, o il rinnovo, comprendono l’installazione di un nuovo impianto fotovoltaico o meno. Nello specifico per i PIN 1,2,3.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui primi due, cioè PIN 1 e 2, sono stati inseriti anche dei riquadri di spunta per indicare che il progetto (o la SCIA) riguardano attività nuove o esistenti. Inoltre si chiede di specificare se si è fatto ricorso alla progettazione/certificazione con il Codice di Prevenzione Incendi, o con le regole tecniche tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questa dichiarazione, nel PIN 1 ci si spinge ancora oltre e viene addirittura richiesto di specificare, sempre con un riquadro di spunta, se progettando con il Codice si è fatto ricorso a soluzioni alternative per determinate misure antincendio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa differenziazione induce anche ad un costo differente della pratica in termini di versamento economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da oggi, la maggiorazione degli oneri di istruttoria VVF saranno dovuti anche nel caso della progettazione di una soluzione alternativa, fosse solo per una singola misura antincendio, indipendentemente dall&#8217;uso della fire safety engineering (FSE) o meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza di quanto accadeva precedentemente, dove la maggiorazione veniva applicata solo per le pratiche che comprendevano una progettazione con l’impiego della FSE.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Condivisibile o meno, questo è quanto ci viene richiesto dai nostri Enti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Personalmente non lo condivido molto. Di certo non mi riferisco alle poche centinaia di € in più, al costo di pratica in sé che, per carità, è sempre un costo da sostenere, ma fa parte delle regole del gioco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio disappunto è più concettuale. Il salto da prescrittivo dei vecchi DM al prestazionale, dove viene premiata l&#8217;opera intellettuale del professionista, è un’evoluzione importante per la sicurezza antincendio. Soprattutto perché la responsabilità è molto pesante per noi tecnici. Ne abbiamo parlato spesso nel nostro blog, dove trovi <a href="https://www.aernova.eu/blog/"><strong>molti approfondimenti</strong></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti parlano di semi-prestazionale proprio perché il Codice, per la sua impostazione di soluzioni conformi o alternative, consente di rimanere nel proprio orticello seguendo ancora la strada delle prescrizioni con le soluzioni conformi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capisco la copertura dei costi e gli aspetti economici delle valutazioni progettuali, ma associare diversi valori monetari a diverse strade intellettuali potrebbe far valere ancora la parte puramente economica disincentivando la parte intellettuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ora la mia è solo una mia considerazione a caldo. Come sempre, restiamo aggiornati e vedremo cosa accadrà.</p>
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		<title>La manutenzione dei sistemi di controllo del fumo e del calore alla luce del DM 15 settembre 2022</title>
		<link>https://www.aernova.eu/la-manutenzione-dei-sistemi-di-controllo-del-fumo-e-del-calore-alla-luce-del-dm-15-settembre-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Antonucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2022 09:02:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Norme e Decreti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Ministero dell’Interno è corso ai ripari per far fronte alle criticità da più parti segnalate in merito al decreto che avrebbe dovuto introdurre la nuova figura del Tecnico manutentore.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A circa un anno dall’uscita del DM 1° settembre 2021: <em>“Criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio, ai sensi dell’articolo 46, comma 3, lettera a), punto 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81”,</em> il Ministero dell’Interno è corso ai ripari per far fronte alle criticità da più parti segnalate in merito al decreto che avrebbe dovuto introdurre la nuova figura del <em>Tecnico manutentore</em> con la relativa qualifica ai fini dei controlli periodici dei presidi antincendio. Infatti, l’emanazione del DM 15 settembre 2022 definisce ulteriori contenuti e fissa una differente scadenza per l’entrata in vigore del sopracitato “Decreto controlli”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le difficoltà riscontrate dagli addetti ai lavori (e più in generale dal mercato), ha spinto il legislatore a rivedere la tempistica di entrata in vigore del decreto che definisce le modalità di qualificazione della figura del manutentore antincendio, questo alla luce delle complessità emerse nella fase transitoria di passaggio al nuovo quadro normativo, nonché delle particolari limitazioni seguite allo stato di emergenza da Covid-19.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pertanto, la nuova data di entrata in vigore delle disposizioni relative al titolo professionale di Tecnico manutentore qualificato è fissata per il 25 settembre 2023.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’importanza del DM 15 settembre 2022 è data anche dal fatto che vengono sostituiti i prospetti dell’Allegato II del DM 1° settembre 2021 inerenti i contenuti minimi dei corsi di formazione in merito ai Sistemi di evacuazione fumo naturale (SENFC), dei forzati (SEFFC) e dei, sempre più diffusi, Sistemi di ventilazione orizzontale (SVOF) che si aggiungono alle già presenti specifiche relative ai Sistemi di controllo fumo a pressione differenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Entriamo ora nel merito dei contenuti generali del “Decreto controlli”, per poi parlare di alcune delle specifiche riportate nelle tabelle relative ai corsi di formazione per tutti i sistemi di controllo del fumo alla luce delle modifiche introdotte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contenuto del documento può essere descritto e riassunto semplicemente mettendo in fila le definizioni dell’Articolo 1 andando ad esplicitare che nel suddetto:</p>



<p class="wp-block-paragraph">La manutenzione è finalizzata a mantenere in efficienza ed in buono stato gli impianti, le attrezzature ed i sistemi di sicurezza antincendio ad opera di controlli periodici da parte della figura del tecnico manutentore abilitato, nonché in possesso delle competenze tecnico-professionali contenute nell’Allegato II (in cui si specificano i requisiti per la qualifica), che è il risultato formale di un processo di valutazione e convalida da parte dell’amministrazione competente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda i sistemi di controllo del fumo e del calore le norme tecniche di riferimento per la manutenzione citate sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>UNI 9494-3</li>



<li>UNI EN 12101-6</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Le norma UNI 9494-3 è già a disposizione per i tecnici manutentori dal 2014, mentre la UNI EN 12101-6:2005 è stata da poco sostituita dalla UNI EN 12101-13:2022 che dedica ampio spazio al commissioning ed alle procedure di manutenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspetto molto importante da sottolineare è l’introduzione del concetto di <strong>sorveglianza</strong>, cioè il controllo visivo costante da parte dei lavoratori solitamente presenti nei locali delle normali condizioni operative degli impianti e dell’assenza di danni o anomalie evidenti. Chiaramente il personale presente nei locali dovrà essere stato adeguatamente istruito e formato sulle specificità dei sistemi presenti mediante la predisposizione di idonee liste di controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come già detto in precedenza la vera innovazione del Decreto controlli, che ha fatto poi sorgere la problematica che ha spinto il normatore al secondo testo, il DM 15 settembre 2022 in cui proroga l’entrata in vigore dello stesso, è l’istituzione della qualifica di Tecnico manutentore, cioè una figura che abbia superato un percorso tecnico formativo e sia stato successivamente sottoposta a valutazione dei requisiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il processo di formazione potrà essere erogato sia da soggetti pubblici che privati, mentre l’attestazione finale verrà rilasciata dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, ad eccezione dei soggetti che svolgono attività di manutenzione o controllo periodico da almeno tre anni i quali possono richiedere unicamente la valutazione finale essendo esonerati dall’obbligo della formazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I prospetti presenti nell’Allegato II, che definiscono i contenuti minimi e durata dei corsi di formazione in merito ai sistemi di controllo del fumo e del calore e modificati dal DM 15 settembre 2022 sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Prospetto 3.8.1 – Sistemi di evacuazione naturale di fumo e calore (SENFC);</li>



<li>Prospetto 3.8.2 &#8211; Sistemi di evacuazione forzata di fumo e calore (SEFFC) e sistemi di ventilazione orizzontale del fumo e del calore (SVOF);</li>



<li>Prospetto 3.9 – Sistemi a pressione differenziale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è scopo di questo articolo entrare nel merito di ogni singolo prospetto, ma quello che vorremmo sottolineare riguarda l’ampia parte di formazione teorica di ben 16 ore rispetto alle otto ore dedicate alla formazione pratica. Questo a dimostrazione che il normatore ha ben chiara l’importanza della preparazione teorica che dovrà possedere il tecnico manutentore oltre alla mera capacità pratica di intervenire sui singoli componenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei requisiti fondamentali presenti in tutti e tre i prospetti è la conoscenza delle norme di progetto per ogni tipologia di sistema, oltre alle specifiche norme di manutenzione, nonché le norme di prodotto della serie UNI EN 12101. Avere nozione delle norme di prodotto è fondamentale dato che il tecnico operante sui sistemi dovrà conoscere le specifiche caratteristiche, classificazione di resistenza al fuoco e marcatura CE dei componenti, in modo da riconoscerne la conformità di applicazione ed individuarne anomalie e criticità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Buona parte del contenuto didattico dovrà essere incentrato sulla conoscenza della parte documentale a corredo di un sistema di controllo fumo, quindi la dichiarazione/certificazione di corretta installazione e funzionamento su modulistica del Corpo nazionale dei vigili del fuoco modello PIN 2.4-DICH.IMP e modello PIN 2.5-CERT.IMP, dichiarazione di prestazione, certificati di conformità, marcatura CE e marchi volontari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non possiamo quindi negare che, sia le aziende presenti sul mercato che gli stessi normatori abbiano trattato fin ora il tema della manutenzione e dei controlli periodici con troppa superficialità, ma adesso, dai contenuti del DM 1° settembre 2021 e del DM 15 settembre 2022, finalmente traspare la volontà di colmare le lacune lasciate del vecchio DM 10 marzo 1998, il quale prevedeva un successivo decreto per definire i criteri atti ad individuare i metodi di controllo e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un decreto che è arrivato con molta calma e qualche aggiustamento in corsa ma, come si suol dire, meglio tardi che mai. Ci leggiamo presto con un nuovo blog post. Nel frattempo non perderti il nostro ultimo e-book. <a href="https://alessandrotemperini.mykajabi.com/ebook-l-evoluzione-normativa-della-prevenzione-incendi" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Scaricalo gratuitamente qui.</a></p>
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		<item>
		<title>Approccio ingegneristico secondo il metodo scientifico</title>
		<link>https://www.aernova.eu/approccio-ingegneristico-secondo-il-metodo-scientifico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Antonucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2022 09:56:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Norme e Decreti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aernova.eu/?p=51531</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come già introdotto nell’articolo di blog precedente, l’ingegneria della sicurezza antincendio è una disciplina che utilizza il metodo scientifico per analizzare i fenomeni dell’incendio al fine di quantificare gli effetti dello stesso all’interno di determinate soglie di prestazione, al fine di definire misure antincendio adeguate al raggiungimento degli scopi prefissati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aernova.eu/approccio-ingegneristico-secondo-il-metodo-scientifico/">Approccio ingegneristico secondo il metodo scientifico</a> proviene da <a href="https://www.aernova.eu">Aernova</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Come già introdotto <a href="https://alessandrotemperini.com/2022/09/28/il-cambiamento-piu-gravoso-lo-ha-incassato-il-professionista-antincendio-parte-02/">nell’articolo di blog precedente</a>, l’ingegneria della sicurezza antincendio è una disciplina che utilizza il metodo scientifico per analizzare i fenomeni dell’incendio al fine di quantificare gli effetti dello stesso all’interno di determinate soglie di prestazione, al fine di definire misure antincendio adeguate al raggiungimento degli scopi prefissati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Volendo utilizzare parole più semplici, l’approccio ingegneristico o fire safety engineering (da cui FSE) è lo strumento di massima flessibilità in mano al professionista per poter valutare qualsiasi aspetto della sicurezza antincendio, perché fornisce tutti i mezzi per analizzare e quantificare le misure da adottare nella progettazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo aspetto della FSE si sposa perfettamente con il concetto del Codice di prevenzione incendio che lascia la possibilità ai professionisti di scegliere qualsiasi misura antincendio ritengano opportuna, con la sola responsabilità di giustificare tecnicamente quanto definito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti, nella valutazione di un progetto non si analizzano i risultati, ma si verifica solamente come si sono ottenuti, cioè se il professionista è giunto ad una determinata soluzione tramite il corretto approccio tecnico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspetto fondamentale ed imprescindibile della FSE è il metodo scientifico, cioè il criterio che parte dall’osservazione e dalla conoscenza di un fenomeno e, passando per la formulazione di ipotesi, giunge alla soluzione ottimale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tale metodo scientifico universamente accettato è quello riportato nel DM 9 maggio 2007 “Direttive per l&#8217;attuazione dell&#8217;approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio”, ma viene anche citato da normative internazionali come la ISO/TR 13387 e la BS 7974 nonché presente in letteratura in diversi testi di cui il principale è l’SFPE Handbook of Fire Protection Engineering redatto dalla Society of Fire Protection Engineers.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come è stato applicato questo metodo scientifico nella normativa italiana?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il seguente diagramma a blocchi rappresenta lo stato dell’arte per l’approccio ingegneristico a livello internazionale.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://alessandrotemperini.com/wp-content/uploads/2022/10/schema.jpg" alt="" class="wp-image-50100"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A livello logico l’approccio scientifico sintetizzato da questo diagramma si può dividere in due parti:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Analisi preliminare</li><li>Analisi quantitativa</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi preliminare si compone di pochi e semplici passi, ma fondamentali per poter giungere ad un’analisi quantitativa in cui i dati raccolti nella prima fase vengono elaborati per giungere al risultato finale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proviamo ora a sintetizzare in una tabella tutti questi passi associando ad ognuno un esempio reale in merito al controllo del fumo e del calore, per concretizzare e capire meglio gli aspetti teorici.</p>



<figure class="wp-block-table alignleft is-style-stripes">
    <table class="has-fixed-layout">
        <thead>
            <tr>
                <th class="has-text-align-left" data-align="left" colspan="2"><strong>Analisi preliminare</strong></th>
            </tr>
            <tr>
                <th class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top"><strong>Step</strong></th>
                <th class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top" style="border-left:1px solid #f2f2f2"><strong>Esempio pratico misura S.8</strong></th>
            </tr>
        </thead>
        <tbody>
            <tr>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top">
                    <em>Definizione dello scopo del progetto.</em><br>
                    Occorre indicare le finalità da raggiungere, il motivo per cui si ricorre ad un approccio ingegneristico.
                </td>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top" style="border-left:1px solid #f2f2f2">
                    Uno scopo di una FSE per quanto riguarda il controllo del fumo e del calore può essere quello di dimostrare il mantenimento delle condizioni di tenability lungo una via di esodo per tutto il tempo necessario allo stesso.
                </td>
            </tr>
            <tr>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top">
                <em>Definire l’obiettivo della sicurezza antincendio che si sta analizzando.</em><br>
                    Definire il punto finale da raggiungere a cui la progettazione non può sottrarsi o derogare.
                </td>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top" style="border-left:1px solid #f2f2f2">
                    Nel nostro esempio fissiamo solo l’obiettivo principale della salvaguardia degli occupanti durante l’esodo.
                </td>
            </tr>
            <tr>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top">
                    <em>Definire i criteri di prestazione.</em><br>
                    Cioè occorre trasformare gli obiettivi prefissati in soglie di prestazione numeriche che permettano di giudicare quantitativamente le soluzioni da ammettere da quelle invece da scartare.
                </td>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top" style="border-left:1px solid #f2f2f2">
                    L’esodo delle persone può essere garantito mantenendo uno strato libero da fumo di almeno due metri dal pavimento con una temperatura dei fumi inferiore ai 200°C.
                </td>
            </tr>
            <tr>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top">
                    <em>Definire gli scenari di incendio.</em><br>
                    Questa parte è legata alla valutazione del rischio, dato che il professionista in base ad una sua analisi dovrà definire gli scenari più gravosi ma credibili all’interno dei locali oggetto di studio. In pratica occorre definire uno specifico focolaio di incendio e valutarne la sua interazione con l’edifico e gli occupanti dello stesso.
                </td>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top" style="border-left:1px solid #f2f2f2">
                    Viene valutato cosa brucia e dove brucia in relazione alla geometria dei luoghi ed alla tipologia degli occupanti, ad esempio se presente personale addestrato, oppure dal lato opposto persone con ridotta capacità di movimento.<br>È bene sottolineare che lo scenario più gravoso dovrà essere scelto in base all’obiettivo del secondo step, quindi nel caso in esempio sarà il focolaio con la maggiore produzione di fumo posto nel punto in cui avrà maggior impatto sulla via di esodo.
                </td>
            </tr>
        </tbody>
    </table>
    <table class="has-fixed-layout">
        <thead>
            <tr>
                <th class="has-text-align-left" data-align="left" colspan="2"><strong>Analisi quantitativa</strong></th>
            </tr>
        </thead>
        <tbody>
            <tr>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top">
                    <em>Definire le soluzioni progettuali.</em><br>
                    L’obiettivo dell’approccio ingegneristico può essere raggiunto con diverse progettazioni, occorrerà poi negli step successivi valutare la migliore.
                </td>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top" style="border-left:1px solid #f2f2f2">
                    Il mantenimento dello strato libero da fumo sopra i due metri può essere raggiunto con un sistema di tipo forzato, oppure naturale. Altra soluzione da valutare in base alla specificità e geometria dei locali può essere quello di creare un compartimento a prova di fumo tramite un sistema a pressione differenziale per evitare completamente che il fumo invada la via di esodo.
                </td>
            </tr>
            <tr>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top">
                    <em>Valutazione delle soluzioni progettuali.</em><br>
                    Qui si entra nel merito del calcolo vero e proprio cioè lo strumento che ci permette di definire la soluzione progettuale migliore al raggiungimento dell’obiettivo. Gli strumenti di calcolo a disposizione sono diversi, dal semplice foglio di calcolo ai software di simulazione fluidodinamica più complessi.
                </td>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top" style="border-left:1px solid #f2f2f2">
                    Il dimensionamento e la verifica dei vari sistemi di controllo fumo possono essere fatti tramite soluzioni algebriche riportate in letteratura, come ad esempio nell’Handbook Ashrae, oppure è possibile utilizzare software a zone come Cfast oppure di campo come FDS.
                </td>
            </tr>
            <tr>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top">
                    <em>Selezione della soluzione progettuale.</em><br>
                    Si scelgono alcune tra le soluzioni definite e successivamente quantificate attraverso la metodologia di calcolo, alla luce del raggiungimento delle soglie di prestazione prefissate. Tutte le soluzioni che non hanno raggiunto queste soglie vanno scartate.
                </td>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top" style="border-left:1px solid #f2f2f2">
                    È risultato che il sistema di controllo fumi forzato dimensionato con una specifica portata, ed il sistema naturale dimensionato con una determinata superficie permettono entrambi il raggiungimento dei due metri liberi da fumo ed una temperatura dei fumi inferiore ai 200°C.
                </td>
            </tr>
            <tr>
                <td class="has-text-align-left" data-align="left" valign="top" colspan="2">
                    <em>Scelta della soluzione progettuale finale.</em>
                </td>
            </tr>
        </tbody>
    </table>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Questa metodologia, che è stata applicata a titolo esemplificativo ad un caso ricadente nella misura S.8 è universale, e può essere applicata a qualsiasi problema relativo a una delle misure previste dal DM 3 agosto 2015.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Codice fornisce uno strumento che sintetizza e raccoglie un approccio ingegneristico generale già fatto dal normatore e messo a disposizione dei professionisti nella sua struttura semi-prestazionale, in cui le soluzioni conformi sono già state elaborate per adattarsi a tutte le situazioni in maniera semplice e rapida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di contro, le soluzioni alternative concedono al professionista di poter risolvere qualsiasi problema facendo ricorso al suo bagaglio tecnico e alle innumerevoli possibilità che questo ne comporta, compresa anche la fire safety engineering.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto l’approccio ingegneristico costituisca uno strumento estremamente flessibile ed affascinante, rimane sempre uno oggetto estremamente oneroso e complesso che non risulta sempre di semplice applicazione per cui, in una pratica di Prevenzione incendi, trova applicazione solo in casi particolari e circoscritti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aernova.eu/approccio-ingegneristico-secondo-il-metodo-scientifico/">Approccio ingegneristico secondo il metodo scientifico</a> proviene da <a href="https://www.aernova.eu">Aernova</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il cambiamento più gravoso lo ha incassato il professionista antincendio – parte 02</title>
		<link>https://www.aernova.eu/il-cambiamento-piu-gravoso-lo-ha-incassato-il-professionista-antincendio-parte-02/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Antonucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2022 15:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Norme e Decreti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aernova.eu/?p=51509</guid>

					<description><![CDATA[<p>La “rivoluzione Copernicana” è la descrizione che sintetizza la prima parte di quest'articolo in cui abbiamo provato a spiegare come tutto il panorama legislativo stia spostando i ruoli e le responsabilità sugli attori coinvolti nelle pratiche di prevenzione incendi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aernova.eu/il-cambiamento-piu-gravoso-lo-ha-incassato-il-professionista-antincendio-parte-02/">Il cambiamento più gravoso lo ha incassato il professionista antincendio – parte 02</a> proviene da <a href="https://www.aernova.eu">Aernova</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La “rivoluzione Copernicana” è la descrizione che sintetizza la prima parte di quest&#8217;articolo (<a href="https://alessandrotemperini.com/2022/09/14/ingegneria-della-sicurezza-antincendio-quando-utilizzarla-e-come-utilizzarla/">link</a>) in cui abbiamo provato a spiegare come tutto il panorama legislativo stia spostando i ruoli e le responsabilità sugli attori coinvolti nelle pratiche di prevenzione incendi. È comunque utile ricordare che una pietra miliare di tutto questo mondo, resta la VALUTAZIONE DEL RISCHIO in quanto, a prescindere di chi la compie e come, rappresenta il vero strumento per l’approccio al problema incendio. Il passaggio dal prescrittivo del normatore, al prestazionale (o semi prestazionale come va di moda chiamarlo) ha alzato l’asticella della professione e delle competenze necessarie per soddisfare quanto viene richiesto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo quindi che, mentre fino a qualche anno fa il progetto di prevenzione veniva fatto da chi si occupava magari anche di tutte le altre tipologie di progettazioni (in quanto lavoro corollario), ad oggi fare prevenzione incendi diventa un po’ troppo ingegneristico per essere fatto una volta ogni tanto al bisogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel senso che il Codice PI è uno strumento non così immediato come quello che può essere un DM verticale e quindi c&#8217;è bisogno di una discreta, se non addirittura, ottima conoscenza di come articolare le 10 strategie. Cambiarne una potrebbe avere delle ripercussioni sulle altre, e se non si ha una certa conoscenza dello strumento, diventa rischioso proprio per quelle che sono, poi, le conseguenze portate dal legame di queste 10 strategie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente ciò non può fare altro che spingere verso i professionisti abilitati (ex 818), che a questo punto devono farsi responsabili di quelle che saranno le scelte, e quindi, di quelli che sono gli approfondimenti che sono assolutamente necessari per poter utilizzare questo strumento di progettazione che, è bene ripetere, richiede una corretta valutazione del rischio incendi. Anche in passato questa valutazione (teoricamente) veniva sempre fatta, ma che ora diventa la BASE della progettazione vera e propria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vengono, tra l’altro, introdotte anche delle responsabilità che prima erano, come detto in altre occasioni in questo blog, un po’ più blande… perché sì, un tempo si faceva la verifica documentale di questo o di quello, però in realtà, nell’asseverazione, ora si dichiara la conformità “dello stato dei luoghi allo stato di progetto” e viene dichiarata dopo aver fatto i rilievi, dopo aver provato gli impianti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In buona sostanza tutto quello che, fino a poco tempo fa, faceva il comando nella valutazione documentale e poi durante il sopralluogo, ora, lo deve fare l’asseveratore prima che firmi le documentazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra l&#8217;altro, indipendentemente dalla tua provincia di residenza, come a Milano e di certo anche a Torino, i Vigili del fuoco hanno iniziato a fare i sopralluoghi attivi, ovvero che chiedono in fase di sopralluogo di accendere o attivare l’impianto di allarme per vedere cosa succede. Possono anche chiedere di aprire gli idranti o di vedere il piano di emergenza e parlare con uno degli addetti per verificare se le procedure rispettano ciò che è stato scritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi la realtà dei fatti è che adesso (giustamente secondi chi scrive) i VVF hanno il ruolo istituzionale di verificare se ciò che è stato dichiarato dall’asseveratore corrisponde a verità. L&#8217;asseveratore è infatti calato nel caso specifico, anche perché nessuno più di lui è interessato al fatto che ciò che sia stato detto, promesso, dichiarato ed asseverato sia di fatto poi corretto e realizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Basti pensare che nel caso in cui dovesse succedere qualcosa, sono loro i responsabili di quanto è stato eseguito, se funziona effettivamente quello che è stato progettato e poi realizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi questa rivoluzione, appunto copernicana, è relativa al modo in cui lo si analizza, ma lo strumento attraverso il quale si riesce a fare questa rivoluzione è il passaggio di consegne delle responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tengo particolarmente a precisare che non riguarda solo la fase iniziale asseverativa, ma diventa ancora maggiore e fondamentale in fase di rinnovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consideriamo le attività con un rischio più elevato (quindi le categorie C), comunque i vigili del fuoco vengono a fare il sopralluogo, il DPR 151 dice che le categorie C entro 160 giorni dal deposito della Scia richiedono un sopralluogo ai VVF.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcuno erroneamente potrebbe semplificare il discorso responsabilità e dire: “Se vengono fuori i vigili del fuoco allora la responsabilità è loro.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">No! Loro escono semplicemente a verificare di nuovo le attività che hanno una caratteristica di rischio più elevata, ma comunque l’asseveratore rimane responsabile; in più, in fase di rinnovo, i vigili del fuoco non vengono più fuori, quindi vuol dire che l&#8217;asseverazione del rinnovo è al 100% alla responsabilità diretta del professionista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi permetto di fare un&#8217;altra una piccola deviazione: una delle strategie, anzi due, che vengono riportate nel Codice PI (e che in realtà erano esistenti anche prima, ma in versione edulcorata, mentre adesso, soprattutto con i DM del 1 settembre 2 settembre 3 settembre, sono diventate di primaria importanza), sono la S.5 e la S.9. S.5 gestione della sicurezza antincendio e la S.9 che possiamo chiamare soccorso dei vigili del fuoco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste due strategie introducono un qualcosa che già c’era prima, ma che veniva sviluppato da altre norme, come ad esempio l’81/08 per quanto riguarda la strategia della gestione della sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti pensavano: SI, TANTO DI QUELLO SE NE OCCUPA L’RSPP…</p>



<p class="wp-block-paragraph">No, non è così! Nel progetto ci sono tutta una serie di condizioni che vengono demandate alla gestione. Nel caso in cui si affermasse di aver demandato alla gestione queste condizioni, senza poi assicurarsi che queste vengano effettivamente demandate, si ha una responsabilità civile e penale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Civile e penale che è ripartita tra il progettista nel caso in cui non avesse comunicato e concordato questo, demandando la gestione al suo cliente, ed al cliente nel caso in cui non si fosse preso la briga di assicurare che questa venisse gestita in quel modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi dire che c&#8217;è una gestione, faccio un esempio banale, dell&#8217;apertura delle porte in caso di necessità di evacuazione perché non è possibile diversamente attraverso l&#8217;automazione, e poi non farla è assolutamente uguale a dire che c&#8217;è un impianto sprinkler e poi NON FARLO! È assolutamente identico!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così come lo è dire che l&#8217;accessibilità dei mezzi di soccorso (almeno una finestra di ogni piano) è garantita attraverso l’accostamento dell’auto-scala e poi non assicurarsi che ciò sia possibile, magari perché l’edificio ha una facciata continua. Non realizzare queste cose è un errore progettuale ed è al pari di dire di aver messo l’impianto di rivelazione e quell’impianto di rivelazione non c&#8217;è.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi non c&#8217;è un’importanza maggiore o minore tra le varie strategie che sono incluse dentro il Codice, tutte quante hanno la stessa importanza, tutte quante le scelte che vengono fatte sono a carico di responsabilità del professionista e non adempiere a una qualunque di queste scelte progettuali, ha lo stesso peso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensare che una gestionale “poi si farà, ma sì&#8230;la farà qualcuno&#8230;” è un errore del progettista se non comunica la gestionale al cliente e non si assicura che il suddetto cliente possa realmente mettere in campo questo tipo di gestione;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È responsabilità del cliente solo nel caso in cui dicesse di portare avanti questa gestione senza poi realizzarla veramente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le responsabilità una volta che vengono passate dai Vigili del fuoco ai professionisti devono essere chiare in prima persona a questi ultimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ai vigili del fuoco erano chiare anche prima, ma non sempre lo erano anche ai professionisti perché venivano fatte da qualcun altro e lette con un pochino più di leggerezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo che entra in vigore il Codice, e che viene utilizzato, è opportuno prestare attenzione perché quando si finisce in tribunale l&#8217;unica cosa che conta è che quello che è stato scritto, dichiarato, asseverato sia esattamente ciò che si può dimostrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è un consiglio personale da parte di chi si occupa di questi aspetti tutti i giorni: attenzione a quello che mettete all&#8217;interno del progetto perché sarete chiamati a risponde di questa cosa, anche di quello che riguarda tutta la parte gestionale!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso mi sento dire: “ma io come faccio ad assicurarmi che i clienti poi lo facciano?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Innanzitutto bisogna assicurarsi che il cliente sia a conoscenza di che cosa vuol dire fare quella misura gestionale, e poi, dopo, basta dare indicazioni di come il cliente debba realizzarla; il buon senso e la buona pratica starà nel capire se il cliente è nella possibilità di farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diversamente se quella misura gestionale non fosse possibile bisogna trovare una soluzione alternativa. Pensare di rimandarla alla gestione, “ma poi lo metteranno nel piano di emergenza”, ecc. è un errore perché arrivati in tribunale questa cosa conta, e conta anche molto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio purtroppo delle cronache che abbiamo sentito tutti è stato l’incendio avvenuto l&#8217;anno scorso sulle facciate di un’importante torre di Milano. Non erano state fatte neanche le manutenzioni, che rientrano nelle misure gestionali che si devono garantire, perciò sicuramente di quello qualcuno dovrà rispondere. Nel progetto di prevenzione incendi risultava addirittura che: “una parte di questi interventi manutentivi vengono fatte in modo particolare”. Benissimo, facile scriverlo per mitigare altri costi, ma di questo qualcuno ora dovrà certamente rispondere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi fate attenzione a quelli che sono i demandi ad una cosa o ad un’altra perché è più semplice, o di cose di cui non devo garantire un&#8217;esistenza un po’ più elevata perché attraverso le strategie dei codici si possono calibrare i requisiti che si vanno a mettere nelle singole, quindi posso mettere un po’ meno di resistenza al fuoco delle strutture a fronte di tutta un&#8217;altra serie di caratteristiche, perché poi, se quelle caratteristiche poi non vengono garantite, la responsabilità rimane sempre a carico del professionista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se di rivoluzione copernicana si parlava nella prima parte, a seguito delle considerazioni discusse in questo articolo possiamo concludere che nel 2022, data l’importanza del tema, dei suoi obiettivi, e soprattutto degli strumenti progettuali ed ingegneristici che il panorama nazionale mette a disposizione, la prevenzione incendi non è più una pratica da poter fare a corollario della propria professione, ma deve essere la professione primaria ove investire tempo in aggiornamento, formazione ed esperienza.</p>



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			</item>
		<item>
		<title>Ingegneria della sicurezza antincendio, quando utilizzarla e come utilizzarla</title>
		<link>https://www.aernova.eu/ingegneria-della-sicurezza-antincendio-quando-utilizzarla-e-come-utilizzarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Antonucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2022 16:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Norme e Decreti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aernova.eu/?p=51489</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’introduzione del codice di prevenzione incendi DM 03/08/2015 ha finalmente premesso ai Professionisti antincendio di esprimere al massimo il loro potenziale. Non che prima ciò non accadesse, ma le possibilità progettuali erano legate e confinate all’interno dei paletti dettati dalle varie regole tecniche prescrittive.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aernova.eu/ingegneria-della-sicurezza-antincendio-quando-utilizzarla-e-come-utilizzarla/">Ingegneria della sicurezza antincendio, quando utilizzarla e come utilizzarla</a> proviene da <a href="https://www.aernova.eu">Aernova</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’introduzione del codice di prevenzione incendi DM 03/08/2015 ha finalmente premesso ai Professionisti antincendio di esprimere al massimo il loro potenziale. Non che prima ciò non accadesse, ma le possibilità progettuali erano legate e confinate all’interno dei paletti dettati dalle varie regole tecniche prescrittive. La realtà pre-Codice permetteva infatti ai professionisti di evitare la valutazione del rischio per la maggior parte delle attività e di limitare il loro lavoro al mero adempimento delle prescrizioni normative, dato che l’intera analisi del rischio era già stata eseguita dal normatore, con tanto di elenco negli specifici decreti di tutte le misure antincendio a cui il professionista doveva attenersi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, con l’entrata in vigore del Codice, la realtà è completamente differente. La valutazione del rischio è a completo carico del professionista antincendio, così come le misure da adottare in relazione a essa. Ho scritto altri articoli sulla valutazione del rischio e sul ruolo del professionista, ti invito a leggerli. Chiaramente il codice fornisce tutti gli strumenti per effettuare tale analisi, ma rimane sempre un mezzo che consente ai professionisti la massima flessibilità progettuale, con i pro e i contro che ciò comporta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ad alcuni tale libertà ancora spaventa, la maggior parte dei progettisti ha accolto favorevolmente questo approccio prestazionale, in quanto essa apre la strada a una sicurezza antincendio “su misura” che permette di adottare soluzioni calibrate su ogni specifico caso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La massima espressione della flessibilità messa a disposizione del progettista viene introdotta e poi approfonditamente descritta nei capitoli M.1, M.2 ed M.3 del Codice di prevenzione incendi che sono dedicati alle metodologie per l’ingegneria della sicurezza antincendio, cioè alla Fire Safety Engineering (FSE).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cos’è la Fire Safety Engineering?</strong><br>La FSE è una disciplina che analizza con metodo scientifico i fenomeni dell’incendio al fine di scegliere le misure di sicurezza adeguate con lo scopo di raggiungere un obiettivo prefissato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, ciò consiste in una valutazione scientifica del fenomeno della combustione, degli effetti dell’incendio e del comportamento umano, finalizzata alla salvaguardia della vita umana o alla protezione dei beni e dell’ambiente, allo scopo di fare una quantificazione dei rischi di incendio e dei relativi effetti, fino alla valutazione analitica delle misure antincendio ottimali da adottare per contenere gli effetti dell’incendio entro dei limiti prestabiliti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fin qui nulla di strano dato che l’intero codice di prevenzione incendi è basato sugli stessi principi, cioè sulla valutazione del rischio con lo scopo del raggiungimento di determinati obiettivi di salvaguardia tramite l’adozione di misure antincendio. L’unica differenza è che per quanto riguarda le soluzioni conformi il normatore ha già preconfezionato tali procedure per mettere a disposizione al progettista uno strumento facile ed immediato, lasciando però la possibilità di adottare soluzioni alternative, laddove quelle conformi non possano essere realizzate oppure siano valutate inadatte alla specifica attività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’estrema flessibilità del DM 03/08/2015, la cui massima espressione è data dall’ingegneria della sicurezza antincendio dei capitoli M, è indicata chiaramente nel capitolo G.2 – generalità, nello specifico al paragrafo G.2.6.4 comma 4 in cui si recita:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Per ogni misura antincendio, il progettista può attribuire livelli di prestazione differenti da quelli proposti nel presente documento.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi nel paragrafo G.2.6.5.2 comma 1 e 2:</p>



<ol class="wp-block-list"><li><em>Il progettista può fare ricorso alle soluzioni alternative proposte nei pertinenti paragrafi della sezione Strategia antincendio e delle regole tecniche verticali, oppure può proporre specifiche soluzioni alternative con i metodi di cui al comma successivo.</em></li><li><em>Il progettista che fa ricorso alle soluzioni alternative è tenuto a dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione, impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendio ammessi per ciascuna misura antincendio tra quelli del paragrafo G.2.7.</em></li></ol>



<p class="wp-block-paragraph">L’ultimo comma indica anche qual è il prezzo da pagare per l’utilizzo di soluzioni alternative e dei metodi della progettazione antincendio, cioè la dimostrazione del raggiungimento degli obiettivi prefissati in maniera quantitativa o in alcuni casi anche in modo qualitativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono le competenze e le capacità che vengono richieste al professionista che vuole avvalersi dell’ingegneria della sicurezza antincendio?</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li>Chiarezza degli obiettivi di sicurezza;</li><li>Conoscenza dei fenomeni dell’incendio e dei loro effetti sulle persone, strutture e ambiente;</li><li>Capacità di analizzare il rischio di incendio;</li><li>Capacità di applicare il metodo scientifico;</li><li>Capacità di impiegare gli strumenti normativi;</li><li>Capacità di dimostrare quantitativamente le soluzioni adottate.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Andiamoli a vedere uno ad uno:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chiarezza degli obiettivi di sicurezza</strong><br>Il progettista deve avere ben chiari quali sono gli obiettivi da raggiungere, se salvaguardare la vita umana durante l’esodo, oppure favorire l’ingresso delle squadre di soccorso oppure proteggere la struttura o i beni presenti in essa. La conoscenza dello scopo della progettazione è fondamentale perché su questo si baseranno tutti gli assunti successivi e la dimostrazione che le soluzioni adottate permetteranno il raggiungimento di tali obiettivi. Gli obiettivi di sicurezza devono essere tradotti in soglie di prestazione quantitative come ad esempio indicato nel paragrafo M.3.5 del codice oppure in riferimento a standard internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Conoscenza dei fenomeni dell’incendio e dei loro effetti sulle persone, strutture e ambiente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si può pensare di fare Fire Safety Engineering se non si conoscono in maniera chiara i fenomeni dell’incendio. Il progettista conoscere bene tutte le fasi dello sviluppo dell’incendio, quali sono gli effetti di ogni fase sulle persone e sulle strutture. Il progettista deve sapere come si comporta un focolaio di incendio, quando la produzione di fumo è massima e quando un incendio è controllato dal combustibile e quando dal comburente. Pertanto, è impensabile applicare una metodologia basata sul metodo scientifico senza conoscere in maniera approfondita il fenomeno dell’incendio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Capacità di analizzare il rischio di incendio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progettista deve avere la capacità di fare una valutazione del rischio incendio per ogni specifica attività. Questa è una capacità imprescindibile per qualsiasi progettista. In passato, quando la legislazione antincendio era basata solo sulle regole tecniche prescrittive, tale competenza non era richiesta perché il professionista poteva attenersi al mero adempimento delle prescrizioni normative, mentre è fondamentale per effettuare un approccio ingegneristico o per il semplice utilizzo del Codice di prevenzione incendi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Capacità di applicare il metodo scientifico</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ingegneria della sicurezza antincendio si basa completamente sul metodo scientifico, che è la metodologia universalmente accettata. Questo metodo si basa sull’osservazione e la raccolta dei dati, su vari passaggi logici che porteranno alla definizione di una soluzione progettuale. Tale metodologia è quella riportata nel DM 09 maggio 2007 e poi nei capitoli M del codice di prevenzione incendi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Capacità di impiegare gli strumenti normativi</strong><br>Il progettista deve conoscere bene il Codice e soprattutto i capitoli M, ma anche le norme internazionali che descrivono le metodologie dell’approccio ingegneristico in tutte le sue parti come ad esempio la definizione del focolare predefinito oppure le possibili soglie di prestazione adottabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Capacità di dimostrare quantitativamente le soluzioni adottate.</strong><br>Ogni soluzione adottata deve essere spiegata in maniera approfondita ed esaustiva. Il progettista deve giustificare le scelte adottate con numeri alla mano utilizzando gli strumenti a sua disposizione, che siano calcoli algebrici, software basati su modelli a zona oppure su analisi fluidodinamiche di campo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla luce di questo è evidente che il progettista che voglia cimentarsi nella Fire Safety Engineering deve possedere competenze tecniche approfondite che solitamente chi si imbatte saltuariamente nella prevenzione incendi non possiede, e la diffusione di strumenti sempre più complessi nell’approccio della PI sta spingendo la figura del professionista antincendio verso una specializzazione tecnica sempre più spinta e settoriale.</p>



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		<title>Recepita la nuova norma UNI EN 12101-6:2022, un nuovo tassello fondamentale per lo smoke management</title>
		<link>https://www.aernova.eu/recepita-la-nuova-norma-uni-en-12101-62022-un-nuovo-tassello-fondamentale-per-lo-smoke-management/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Antonucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2022 14:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Norme e Decreti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aernova.eu/?p=51457</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con il recepimento da parte dell’UNI (ente nazionale italiano di unificazione) della nuova UNI EN 12101-6:2022, la famiglia delle norme di prodotto dei sistemi di controllo del fumo e del calore, si arricchisce di una nuova norma armonizzata di marcatura CE.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con il recepimento da parte dell’UNI (ente nazionale italiano di unificazione) della nuova UNI EN 12101-6:2022, la famiglia delle norme di prodotto dei sistemi di controllo del fumo e del calore, si arricchisce di una nuova norma armonizzata di marcatura CE.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Innanzitutto, occorre far chiarezza dato che la nuova UNI EN 12101-6:2022 “Smoke and heat control systems &#8211; Part 6: Specification for pressure differential systems – Kits” si discosta completamente della vecchia versione del 2005, che tutti conosciamo perché richiamata dal codice di prevenzioni incendi (DM 03/08/2015) in merito alla creazione di compartimenti a prova di fumo, come da paragrafo S.3.5.3 dell’allegato 1, modificato dal DM 18/10/2019.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vecchia versione della norma datata 2005 era nata come norma armonizzata di marcatura CE, ma aveva sostanzialmente mancato il suo obiettivo definendo unicamente i principi di progettazione dei sistemi a pressione differenziale. La nuova versione del 2022 è stata invece dedicata completamente alle specifiche dei componenti costituenti i kit per sistemi di sovrappressione, mentre le prescrizioni progettuali sono state migrate ed aggiornate nella nuova <a href="https://www.aernova.eu/norme_uni/pren-12101-132013/">UNI EN 12101-13:2022</a>, anch’essa recepita lo stesso giorno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello specifico la norma ha come campo di applicazione i kit e i componenti dei sistemi a pressione differenziale immessi sul mercato e destinati a funzionare come parte di un sistema a pressione differenziale, e definisce le caratteristiche e i metodi di prova per i sistemi atti a produrre e controllare la pressione differenziale richiesta e il flusso d&#8217;aria tra spazio protetto e non protetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esaminando più nello specifico del contenuto della norma si capisce che non si tratta di una vera e propria norma armonizzata di marcatura CE, ma vengono indicati unicamente i requisiti a cui devono rispondere i kit ed i vari componenti che andranno a comporre il sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei capitoli fondamentali è dedicato ai requisiti che sono tenuti a rispettare i vari componenti del sistema (Kit):</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Requisiti di attivazione;</li><li>Tempo di risposta;</li><li>Affidabilità operativa;</li><li>Efficacia nell’estrazione di fumo e gas (Air release);</li><li>Performance in condizioni di incendio;</li><li>Performance di pressurizzazione;</li><li>Mantenimento dell’integrità E;</li><li>Mantenimento dell’isolamento I;</li><li>Mantenimento della tenuta ai fumi freddi S;</li><li>Stabilità meccanica;</li><li>Mantenimento della sezione di passaggio;</li><li>Durata nel tempo.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Chiaramente tutti i requisiti sopracitati non sono applicabili a tutti i componenti, ma alcuni saranno più pertinenti a uno specifico componente piuttosto che a un altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda i singoli componenti vengono specificate le conformità alle relative norme di prodotto di:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Evacuatori naturali – EN 12101-2;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Ventilatori per il controllo dei fumi &#8211; EN 12101-3;</li><li>Condotte per il controllo dei fumi – EN 12101-7;</li><li>Serrande per il controllo dei fumi – EN 12101-8.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">I “requisiti” dei componenti sono quindi gli obiettivi da raggiungere mentre il capitolo dei “Test Methods” definisce le modalità per il loro raggiungimento. Nel capitolo dedicato ai metodi di prova, vengono definiti tutti i test a cui deve essere sottoposto il kit e le varie prove a cui vanno sottoposti i singoli componenti per poter far parte dello stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un kit deve comprendere ciascuno dei componenti descritti nell&#8217;allegato A della UNI EN 12101:2022 e per ciascun tipo di kit sono indicati quali componenti sono necessari per il mantenimento della pressione e del flusso d&#8217;aria sulle porte. I vari test vengono effettuati su campioni rappresentativi di una intera famiglia di prodotti, accomunati per dimensioni, prestazioni e principi di funzionamento, permettendo al costruttore di certificare una gamma di prodotti aventi caratteristiche omogenee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in questa norma, come per le altre norme di prodotto della famiglia delle UNI 12101, è inserito un capitolo dedicato al FPC (Factory production control), che descrive le procedure di controllo di fabbrica necessarie a tracciare e documentare ogni componente prodotto, in rispondenza delle caratteristiche e prestazioni dichiarate. Lo scopo dell’FPC è garantire la costanza delle prestazioni e l’effettiva efficacia ed efficienza dei componenti costituenti il kit di controllo a pressione differenziale in ottemperanza degli obiettivi prestazionali richiesti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il recepimento da parte dell’UNI della norma EN 12101-6 costituisce un importante giro di boa nella prevenzione incendio nazionale, dato che viene finalmente definita una metodologia di certificazione chiara per i componenti costituenti i sistemi di controllo fumo a pressione differenziale, mentre il rilascio in concomitanza della UNI EN 12101-13:2022 colma le ultime lacune rimaste per quanto riguarda la progettazione dei sistemi di controllo fumo a pressione differenziale.</p>



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		<title>Novità per i sistemi di controllo fumo a pressione differenziale, recepita la nuova norma UNI EN 12101-13:2022</title>
		<link>https://www.aernova.eu/novita-per-i-sistemi-di-controllo-fumo-a-pressione-differenziale-recepita-la-nuova-norma-uni-en-12101-132022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Antonucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2022 11:16:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.aernova.eu/?p=51421</guid>

					<description><![CDATA[<p>È stata da pochi giorni pubblicata la nuova norma relativa ai sistemi di controllo fumo a pressione differenziale, la UNI EN 12101-13:2022 “Sistemi per il controllo di fumo e calore – Parte 13: Sistemi differenziali di pressione (PDS) – Metodi di progettazione e di calcolo, installazione, prove di accettazione, prove periodiche e manutenzione”.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È stata da pochi giorni pubblicata la nuova norma relativa ai sistemi di controllo fumo a pressione differenziale, la UNI EN 12101-13:2022 <em>“Sistemi per il controllo di fumo e calore &#8211; Parte 13: Sistemi differenziali di pressione (PDS) &#8211; Metodi di progettazione e di calcolo, installazione, prove di accettazione, prove periodiche e manutenzione”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il recepimento da parte dell’UNI (ente nazionale italiano di unificazione) della nuova norma sancisce l’abrogazione della vecchia UNI EN 12101-6:2005 e l’inizio di un nuovo approccio alla progettazione dei sistemi di controllo dei fumi a pressione differenziale (PDS).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La UNI EN 12101-13:2022 introduce nuovi concetti nel dimensionamento dettati dall’evoluzione tecnica avvenuta negli ultimi anni in Europa, fornisce inoltre metodi, linee guida e requisiti anche per l’installazione, le prove di accettazione, le prove periodiche e la manutenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La norma era da lungo tempo attesa dato che la UNI EN 12101-6, uscita nel lontano 2005, accusava visibili segni del tempo, ed avendo fallito il suo obiettivo di norma armonizzata per la marcatura CE di prodotto lasciava in essere controversie e diatribe tra tutti gli addetti ai lavori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Andando ad approfondire il contenuto della nuova norma possiamo affermare che i principi cardine della progettazione non sono cambiati, in quanto il dimensionamento di basa sempre sui concetti di:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Sovrapressione a porte chiuse</li><li>Velocità di flusso a porta aperta.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ma le novità introdotte sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Il criterio di sovrapressione di 50Pa è stato abbassato a 30Pa in linea con quanto previsto dalla RTO per la pressurizzazione dei filtri a prova di fumo</li><li>La velocità di controflusso sulle porte aperte è stata fissata a 1 o 2 m/s in funzione della classe di sistema utilizzata.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento più importante è avvenuto però nell’approccio alla progettazione, in quanto a differenza della vecchia norma le classi dei sistemi sono state semplificate e vengono forniti chiari criteri per la loro definizione e selezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella UNI 12101-6:2005 erano definite sei classi di sistemi la cui scelta era responsabilità del progettista in base alla tipologia di edificio e soprattutto alla tipologia di esodo da salvaguardare, pertanto il professionista si trovava spesso in difficolta nella definizione delle specifiche di esodo in base all’architettura dell’edificio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora la UNI 12101-13:2022 definisce solo due classi di sistemi dai requisiti simili, la cui scelta è dettata da parametri numerici univoci che non lasciano spazio ad ambiguità di sorta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una ulteriore novità è l’introduzione di un ampio capitolo dedicato al commissioning e test di accettazione, in cui vengono definiti con estremo dettaglio tutti i criteri operativi da adottare in fase di collaudo per la verifica che il sistema realizzato rispetti gli obiettivi definiti nella progettazione, indicando anche le specifiche e le operazioni legate alla manutenzione periodica del sistema. In conclusione, possiamo dire che la nuova UNI EN 12101-13:2022 costituisce un’evoluzione normativa basata sulla semplificazione e la razionalizzazione di concetti tecnici introdotti per la prima volta con la 12101-6, ma che hanno subito un allineamento allo stato dell’arte dei sistemi di controllo fumo seguendo l’evoluzione tecnico/normativa avvenuta nel 17 anni che separano le due norme.</p>
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